admin Novembre 14, 2016 Nessun commento

L’anticipo pensionistico (Ape) sta per diventare realtà. Già, perche’ ieri governo e sindacati hanno firmato un verbale che ricorda i requisiti per poterne usufruire:a almeno 63 anni di et ; maturazione dei requisiti per la assegno di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; importo della pensione non inferiore a un certo limite, ancora da mettere nero su bianco. Potr essere richiesta in tre situazioni:a per scelta del lavoratore che, pur non essendo in difficolt , vuole lasciare la impiego (Ape volontaria);a per i lavoratori in condizioni di maggior bisogno, quali disoccupazione, problemi di salute, necessit di assistere famigliari (Ape social);a in caso di crisi di azienda o comunque per facilitare il turnover dei dipendenti (Ape aziendale).

La Ape, nella sostanza, e’ un prestito erogato in rate mensili da una banca in favore del pensionando, a copertura del periodo che intercorre tra la anticipo e la maturazione vera e propria della pensione, che scatta al raggiungimento dei requisiti sopra elencati. Una volta giunti al traguardo della vecchiaia, terminer la erogazione del prestito e inizier la fase del rimborso dello stesso, in rate mensili, per i seguenti venti anni (indipendentemente dalla durata della anticipo).

Nella fase di anticipo la assegno sar inferiore alla pensione teorica a contributi pieni perch , sempre stando alle indicazioni emerse, la importo massimo che si potrebbe chiedere dovrebbe essere il 95% della pensione. Una volta raggiunto il diritto per il trattamento di vecchiaia, questo sar ridotto per via dei contributi non versati e per il ?peso ? della rata mensile del prestito da restituire. Questi ultimi due oneri, nel caso della Ape social, cioe’ per i lavoratori in difficolt , sarebbero interamente a carico dello Stato (almeno fino a un determinato importo della anticipo). Se la Ape e’ una scelta volontaria, invece, tutti gli oneri saranno a carico del lavoratore, mentre nel caso di Ape aziendale la impresa puo’ contribuire a coprire i costi tramite il versamento di contributi che andranno a determinare un incremento della pensione che compenser la onere della anticipo. Questo strumento aiuterebbe anche le aziende per il turnover del personale, che non sempre e’ correlato a una crisi aziendale, dato che anche in un momento di buona salute una impresa puo’ decidere di favorire la ingresso di nuovi dipendenti in sostituzione di quelli prossimi alla pensione.

La stragrande maggioranza degli italiani interessati all’anticipo pensionistico pero’ e’ quella che rientra nella parte “volontaria”. E allora quanto costa davvero andare in pensione prima del tempo? Secondo alcune simulazioni anche un quarto del futuro assegno previdenziale (quello che si incassa dal compimento dei 66 anni e 7 mesi, il requisito di legge per andare in pensione). Un esempio su tutti. Un nato nel 1954 che vuole andare in pensione l’anno prossimo – dunque 47 mesi prima del requisito, 3 anni e 11 mesi – deve mettere in conto di rinunciare addirittura al 37% della sua pensione. Se aspetta i 67 anni e 7 mesi prende 1.297 euro di pensione netta. Se invece anticipa di 3 anni e 11 mesi e va in pensione con l’Ape nel 2017, allora si accontenta di 1.134 per 47 mesi. Finiti i quali dovr cominciare a restituire il prestito. E a quel punto la sua pensione scivola a 811 euro. Conviene rinunciare a quasi 1.300 euro di pensione futura per lavorare quasi 4 anni in meno, ma poi avere per vent’anni (e dunque per sempre) un assegno di poco piu’ di 800 euro? Una domanda che tanti pensionati dovranno porsi e alla quale informandosi, potranno gi rispondere.