admin Novembre 13, 2016 Nessun commento

Stupore, dubbi e paure per un futuro che piu’ nero di cosa’ e’ difficile da immaginare. Questo e’ l’effetto che fa la busta arancione spedita dall’Inps a un milione di italiani e che nei prossimi quattro mesi arrivera’ nelle case di altri sei milioni di cittadini, per raccontargli che tipo di lavoratore e’ oggi e che pensionato sara’ domani.La busta si esprime sotto forma di sei-sette fogli fronte-retro che snocciolano dati, numeri e tabelle su misura per dire a ciascuno quanti soldi ha gia’ versato nelle casse dell’ente, quanti anni mancano alla pensione, quale sara’ il proprio futuro stipendio (sempre che tutto fili liscio) e quale lammontare dellaassegno pensionistico. Un’idea fortemente voluta da Tito Boeri, presidente dell’ente previdenziale, che ha preso spunto dai paesi del Nord Europa (dove questo servizio esiste da anni), per far si che i cittadini si rendano conto di cioe’ che li aspetta. Sono tante le storie di italiani che si sono trovati in difficolta’ alla sola lettura della busta. Specie quelli tra i 30 e 45 anni:a generazione piu’ colpitadalla crisi economica iniziata nel 2008 e che ha passato i limiti di eta’ per accedere ai progetti di sostegno di Garanzia Giovani.

La prima cosa che balza all’occhio e’ la data del pensionamento. La maggior parte dei ragazzi dai 30 ai 35 anni andr a’ in pensione intorno al 2050, alla soglia dei settant’anni. Quantificare la pensione poi e’ ancora piu’ difficile. Le stime dell’Inps sono ottimistiche, visto che non si considera l’eventualit a’ che nel mezzo si possa perdere il lavoro e creare buchi contributivi.

Il capitolo piu’ scottante da affrontare riguarda le categorie di lavoratori svantaggiati. Come quelli che hanno cominciato a lavorare giovanissimi o quelle che fanno un lavoro parecchio duro che dal 2018 perderanno il diritto di andare in pensione in base agli anni di contribuzione. Infatti, con la legge Fornero, la pensione di anzianit a’ svanisce per lasciare il campo alla sola pensione che si basa sull’ eta’ anagrafica e prevede che i 40enni di oggi andranno in pensione a 69 anni. Insomma, lo scopo della busta arancione sembra proprio quello di mettere in guardia i giovani da un futuro che appare troppo lontano e molto scuro. Nonostante questo pero’, la pensione integrativa, attraverso un fondo assicurativo non decolla. Solo il 13 per cento delle polizze e’ stato stipulato da giovani tra i 25 e i 34 anni contro il 33 per cento della fascia 45-54 anni. L’ altro problema e’ che i maggiori investitori sono lavoratori dipendenti (il 38 per cento e versano 240 euro al mese), anziche’ quelli che ne avrebbero piu’ bisogno (gli autonomi sono il 34 per cento, con 170 euro in media).

Sono tanti i giovani che si rivolgono alle compagnie per avere informazioni sui fondi pensione. Capiscono l’importanza di creare un assegno pensionistico integrato ma hanno troppe spese e poco denaro da accantonare. Un futuro, quello dei giovani italiani, fatto di sogni, o forse solo speranze. Perche’ per garantire una pensione dignitosa per tutti bisognerebbe innanzitutto tornare a creare posti di lavoro. Ma questa, nella Italia della stagnazione e della crescita zero, e’ tutta un’ altra storia.